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Storia della vera pizza napoletana

la pizza napoletana verace dalle origini al marchio di qualità STG

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Storia della vera pizza napoletana

storia della vera pizza napoletana verace La vera pizza napoletana non è soltanto una pizza “fatta a Napoli”: è un insieme di storia, gesti, ingredienti e regole che si sono consolidati nel tempo. Quando si parla di “pizza napoletana verace”, si parla di un’identità culinaria precisa, riconoscibile per consistenza, profumo e tecnica. Ed è proprio questa precisione — non la moda del momento — che rende la pizza napoletana un riferimento mondiale.

La storia della pizza napoletana è antica, ma una data simbolica viene spesso citata come spartiacque: 1889, l’episodio legato alla Pizza Margherita e alla regina Margherita. Da quel momento la pizza “di Napoli” inizia un percorso sempre più ampio, che la porta prima in Italia e poi nel mondo. In questa pagina ripercorriamo i punti chiave: contesto storico, caratteristiche della “verace”, disciplinare e consigli pratici per riconoscerla.

Per un inquadramento più ampio (dalle origini alla diffusione globale) puoi leggere anche: la storia della pizza.

Dalle schiacciate popolari alla pizza di Napoli

Napoli non “inventa dal nulla” l’idea di impasto cotto e condito: pane e focacce esistono da millenni. Ciò che Napoli fa — tra cultura urbana, cibo di strada e disponibilità di ingredienti — è trasformare una preparazione popolare in un prodotto riconoscibile: un disco di pasta lievitata, lavorata a mano, con condimenti semplici e un rapporto diretto con il forno.

La pizza napoletana nasce nel cuore della città: è cibo immediato, economico, adatto a essere consumato anche senza posate, e si diffonde come risposta pratica alla vita urbana. Nel tempo, si definisce una “grammatica” fatta di gesti ripetibili: stesura manuale, cornicione, equilibrio tra umidità del pomodoro, latticino e cottura rapida.

Questa grammatica non è un dettaglio: è il motivo per cui la pizza napoletana non è una semplice “ricetta”, ma una tecnica. E una tecnica, quando è tramandata e riconosciuta, diventa tradizione.

1889 e la Margherita: data simbolica e cosa rappresenta davvero

La data del 1889 è spesso indicata come simbolo della nascita della pizza napoletana “moderna” grazie all’episodio legato alla regina Margherita in visita a Napoli. Secondo la narrazione più nota, un pizzaiolo dell’epoca prepara una pizza con pomodoro, mozzarella e basilico, richiamando i colori della bandiera italiana. La regina apprezza e quella pizza prende il nome di “Margherita”.

Al di là delle discussioni storiche sui dettagli (comuni quando un episodio diventa mito popolare), ciò che conta è l’effetto culturale: la pizza di Napoli smette di essere percepita solo come cibo popolare e diventa un simbolo riconoscibile anche fuori dal suo contesto originario. In altre parole: la Margherita è una “firma” che rende la pizza napoletana identificabile.

Se vuoi vedere una scheda ricetta collegata, puoi consultare: ricetta pizza margherita.

Com’è fatta la pizza napoletana verace: consistenza, profumi e morso

La pizza napoletana verace è riconoscibile già al primo sguardo e al primo morso. Le caratteristiche più tipiche sono:

  • Morbida ed elastica: non è “croccante” come alcune pizze sottili, ma ha una struttura soffice e piegabile.
  • Disco non secco: il centro resta più umido, con equilibrio tra impasto e condimento.
  • Cornicione sviluppato: bordo evidente, soffice e alveolato (senza diventare gommoso).
  • Profumi chiari: pomodoro con nota acidula, basilico o origano (a seconda della pizza), latticino ben gestito.
  • Cottura rapida: segni tipici sul fondo e sul cornicione, senza disidratare l’insieme.

Il punto chiave è l’equilibrio: se l’impasto è troppo asciutto, perdi elasticità; se è troppo umido o poco cotto, il centro diventa “pesante”. Per questo la verace richiede controllo su tempi, temperatura e gestione del forno.

Margherita e Marinara: le due pizze “di riferimento”

Quando si parla di pizza napoletana “di tradizione” si torna sempre a due grandi classici, spesso considerati le basi su cui si misura la mano del pizzaiolo:

  • Marinara: pomodoro, olio, origano, aglio (semplice, ma difficile da fare bene perché non c’è “copertura” di latticino).
  • Margherita: pomodoro, olio, mozzarella (fiordilatte o bufala secondo ricetta/abitudine), basilico, eventualmente formaggio grattugiato in base alle versioni tradizionali.

Queste due pizze sono fondamentali perché esaltano i pilastri della pizza napoletana: impasto, pomodoro, gestione aromi e cottura. Ed è proprio qui che si vede la differenza tra una pizza “simile” e una pizza “verace”.

Se vuoi consultare anche la scheda della Marinara: ricetta pizza marinara.

Disciplinare e marchio STG: cosa significa e cosa garantisce

La pizza napoletana ha ottenuto nel tempo un riconoscimento europeo importante: Specialità Tradizionale Garantita (STG). In termini pratici, questo riconoscimento serve a tutelare un metodo tradizionale: ingredienti, lavorazioni e caratteristiche finali devono rispettare regole precise.

È fondamentale capirlo bene: lo STG non significa “la migliore pizza del mondo” (quello dipende da gusto e qualità del singolo locale). Significa che esiste un disciplinare che descrive una preparazione tradizionale e permette al consumatore di sapere cosa aspettarsi da quel nome.

Uno dei punti spesso evidenziati nella tradizione è la centralità della manualità: alcune fasi possono essere supportate da macchine (ad esempio impastatrici), ma la gestione del panetto e la stesura del disco restano legate al gesto artigianale, perché incidono direttamente su struttura e cornicione.

Impasto e stesura: perché la mano conta ancora

Nella pizza napoletana, l’impasto non è “solo una base”: è parte del gusto e della digeribilità percepita. Un pizzaiolo deve conoscere farine, assorbimento, tempi di lievitazione e maturazione, e soprattutto deve saper leggere l’impasto nel momento in cui lo lavora.

La stesura a mano non è folclore: serve a preservare la struttura e a spingere l’aria verso il bordo, favorendo il cornicione. La pressione, il modo in cui si allarga il disco e la gestione del panetto cambiano il risultato finale.

Se vuoi approfondire la parte tecnica di base (ingredienti, metodo e passaggi), la risorsa più utile è: ricetta impasto per pizza.

Cottura in forno a legna: il ruolo del calore e dei tempi

La cottura è il momento in cui la pizza napoletana si “chiude”: il forno deve dare calore intenso e rapido, creando il tipico equilibrio tra bordo sviluppato e centro morbido. Nella tradizione, la cottura in forno a legna è un elemento identitario perché:

  • fornisce una temperatura elevata e un calore “secco” e diretto;
  • permette tempi rapidi, riducendo disidratazione dell’impasto;
  • richiede abilità: rotazione, posizione, lettura del calore.

Detto questo, la qualità non è “automatica”: un forno a legna non fa miracoli se impasto e gestione sono sbagliati. Per una guida completa alle differenze tra forni (casa, legna, elettrico, gas) e alle logiche di cottura, vedi: cottura pizza nel forno.

L’Associazione Verace Pizza Napoletana: tutela e promozione della tradizione

L’Associazione Verace Pizza Napoletana (AVPN) è spesso citata come punto di riferimento nella promozione della tradizione partenopea. Il suo ruolo, in generale, è quello di diffondere conoscenza, formare, promuovere criteri di riconoscibilità e contribuire alla tutela di una preparazione storica.

In un mondo in cui “napoletana” viene usato ovunque e in molti modi diversi, strumenti come disciplinari e associazioni hanno un obiettivo pratico: aiutare il consumatore a distinguere tra una pizza ispirata allo stile napoletano e una pizza che rispetta davvero un metodo tradizionale.

Come riconoscere una vera pizza napoletana (senza farsi confondere)

Il modo più semplice per riconoscere una verace è osservare tre elementi: struttura, cottura e equilibrio.

  • Struttura: disco morbido e piegabile, cornicione presente e non secco.
  • Cottura: segni tipici, bordo sviluppato, niente eccessiva disidratazione.
  • Equilibrio: pomodoro non acquoso, latticino gestito (non “brodoso”), sapidità e aromi chiari.

Se una pizza è eccessivamente croccante e secca, molto sottile o cotta troppo a lungo, può essere ottima, ma è probabilmente un altro stile. Se invece è troppo umida e poco strutturata, spesso manca controllo su impasto o forno. La verace sta nel mezzo: intensa, ma armonica.

Infine, il fattore umano resta decisivo: il vero “marchio” è la mano del pizzaiolo. Se vuoi approfondire la professione e le competenze, puoi leggere anche: il pizzaiolo.

FAQ: domande frequenti sulla pizza napoletana verace

Qual è la data di nascita della pizza napoletana?

Non esiste una singola “data zero”, perché la pizza si evolve nel tempo. Tuttavia, il 1889 è spesso considerato una data simbolica per l’episodio legato alla Pizza Margherita e alla regina Margherita a Napoli.

Quali sono le pizze tradizionalmente associate alla vera napoletana?

I riferimenti principali sono Marinara e Margherita: ricette semplici che mettono in evidenza impasto, pomodoro, aromi e cottura rapida.

Cosa significa STG per la pizza napoletana?

STG significa “Specialità Tradizionale Garantita”: un riconoscimento che tutela una preparazione tradizionale secondo un disciplinare. Indica metodi e caratteristiche, non “la migliore pizza” in assoluto.

La vera pizza napoletana deve essere per forza cotta in forno a legna?

Nella tradizione e in molti disciplinari si fa riferimento alla cottura in forno a legna. In generale, ciò che conta è ottenere una cottura rapida e intensa che rispetti struttura e consistenza tipiche della napoletana.

Come capisco se una pizza è davvero “napoletana” e non solo “in stile”?

Osserva consistenza (morbida e piegabile), cornicione, equilibrio tra condimento e impasto e segni di cottura rapida. Se il locale comunica anche metodo e standard (impasto, stesura, gestione forno), è più facile distinguere una verace da una semplice ispirazione.

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